Angelo Galasso News
THE PLAYER INTERNATIONAL N. 17
In omaggio alla sua idea visionaria, nel 2004 il Design Museum di Londra ritenne la camicia “polso-orologio” degna di essere esposta.
Dopo il grande clamore destato in Italia dalla fondazione (nel 1990) del brand di camicie Interno 8, nel 2000 Galasso si trasferisce a Londra. Qui riesce a replicare il successo riscosso in Italia, spostandosi dal palcoscenico nazionale a quello mondiale e diventando un caso per la stampa. Dylan Jones, direttore di GQ, riferendosi alla predilezione dei suoi lettori per il collo aperto nella camicia, dichiara: “Se volete sapere chi ha ucciso la cravatta, prendetevela con Angelo”. Il Financial Times l’ha definito “il più fantasioso creatore di immagine di questa generazione”.
Da fine 2009, dall’incantevole negozio eponimo posto di fronte ad Harrods a Knightsbridge, Londra, Galasso veste un élite internazionale. L’ascesa di Londra verso l’attuale status di città globale per eccellenza è ben documentata, ma il risultato di questo, per Galasso, si traduce nella possibilità di servire il mondo intero dal suo negozio.
Lo store è differente da ogni altro: è uno scrigno di tesori dell’alta moda maschile. A Galasso piace questa espressione, la quale, solitamente associata all’abbigliamento femminile, in questo contesto assume un significato concreto. È un concetto che ha appreso dall’amico di vecchia data Gianni Versace. “Andavo spesso con Gianni quando passava a trovare il suo fornitore di pellami, e se questi gli suggeriva una pelle più economica Gianni diceva sempre: “No, io voglio il meglio”, ricorda Galasso. Una lezione che lo stilista ha preso particolarmente a cuore, ossessionato com’è dalla qualità. “Non importa se occorre il triplo del tempo per confezionare una camicia, perché poi la indosserai per dieci anni e ti ricorderai del mio negozio”, afferma con sicurezza.
In un’epoca di moda massificata a buon mercato, dove i prezzi sono bassi e la qualità lo è ancora di più, il punto di vista di Galasso è in controtendenza. Tuttavia, lo stilista è convinto che realizzando capi della migliore qualità e dallo stile più trendy possibile vi saranno clienti attratti dall’unicità dei prodotti. Finora è stata una strategia di successo, presumibilmente perché mentre la qualità può necessitare di un certo tempo per manifestarsi, l’istinto di Galasso per lo stile è evidente a prima vista. Forse è nel suo sangue. Nato a Francavilla, in Puglia, dunque nell’estremo sud dell’Italia, Angelo Galasso è stato circondato fin da giovane dalle tradizioni sartoriali più profondamente radicate. Un piglio rimastogli crescendo, dato che ricorda con orrore: “Quando ero giovane, mio padre mi comperava giacche troppo grandi, perché durassero qualche anno. Un incubo!”
Pochi giovani hanno un feeling così forte con la perfezione estetica, e certamente non tutti riescono a farsi ispirare dalle proprie manie personali per creare un marchio di moda. Eppure è questo che ha fatto scoccare la scintilla per la nascita di Interno 8, la prima azienda di Galasso. “Ho un collo molto largo”, ammette, “così ho iniziato a disegnare una camicia che potesse nasconderlo, e altri l’hanno apprezzata.” Una sintesi concisa della perfetta fashion story di successo. Non è stato necessario ricorrere a nessun tipo di vendita aggressiva, anzi: senza volerlo, Galasso aveva disegnato una camicia in grado di conquistare un’enorme popolarità. L’elemento unificante della sua carriera nella moda è rappresentato proprio dalle sue camicie. Dotate di un collo alto e provviste di un complesso metodo per tenere in forma il colletto anche quando viene lasciato aperto (il segreto è l’utilizzo di quattro sostegni per colletti), le camicie sono divenute il simbolo di un certo tipo di uomo e di un certo stile di vita, specialmente considerando che la celebre “polso-orologio” era ispirata al modo in cui Gianni Agnelli, il grande industriale italiano, indossava l’orologio sopra la manica della camicia.
Galasso ha una vera passione per le camicie e ama dilungarsi illustrando i dettagli che le contraddistinguono, quali i fazzoletti antistrappo, i bottoni di cristallo e madreperla, le cuciture sovrapposte, la cucitura con ago singolo e persino quanti punti vi sono in un centimetro. Continua riferendo delle difficoltà che incontra cercando di persuadere i camiciai italiani a introdurre questi particolari, molti dei quali sono ormai relegati al passato, e di come tutto il lavoro sia svolto a mano. La sua attenzione al dettaglio e l’incessante ricerca dell’eccellenza le descrive come “maniacali”, ed è difficile dargli torto. Ci spiega tutto questo perché vuole che gli uomini comprendano che cosa hanno in mano quando acquistano una delle sue camicie, ma così facendo quasi trascura il motivo che li porta a entrare nel suo negozio. E cioè il loro desiderio di indossare una camicia che porti le sue iniziali, AG, e l’originale logo con il dragone, per acquistare un’immagine sicura contraddistinta da ricercatezza, glamour e successo internazionale. Il collo dritto definisce il look di Galasso. Ovviamente non finisce tutto con le camicie. Questo semmai è il punto di partenza da cui i clienti passano a scegliere un altro capo made in Italy, come jeans, scarpe, cinture, abiti e giacche. Ogni pezzo è impregnato dell’interesse estremo di Galasso per i dettagli, che va ben oltre il processo di produzione fino a includere ornamenti di lusso, quali tasche in pelle d’anguilla, bottoni dorati, cuciture nastrate e applicazioni in pelle di serpente. Egli descrive il suo stile come “classico finalizzato da un piccolo tocco di eccentricità”. Sarà anche un piccolo tocco, ma la strada percorsa da Galasso per realizzarlo è stata davvero tanta.

THE PLAYER INTERNATIONAL N. 17

In omaggio alla sua idea visionaria, nel 2004 il Design Museum di Londra ritenne la camicia “polso-orologio” degna di essere esposta.

Dopo il grande clamore destato in Italia dalla fondazione (nel 1990) del brand di camicie Interno 8, nel 2000 Galasso si trasferisce a Londra. Qui riesce a replicare il successo riscosso in Italia, spostandosi dal palcoscenico nazionale a quello mondiale e diventando un caso per la stampa. Dylan Jones, direttore di GQ, riferendosi alla predilezione dei suoi lettori per il collo aperto nella camicia, dichiara: “Se volete sapere chi ha ucciso la cravatta, prendetevela con Angelo”. Il Financial Times l’ha definito “il più fantasioso creatore di immagine di questa generazione”.

Da fine 2009, dall’incantevole negozio eponimo posto di fronte ad Harrods a Knightsbridge, Londra, Galasso veste un élite internazionale. L’ascesa di Londra verso l’attuale status di città globale per eccellenza è ben documentata, ma il risultato di questo, per Galasso, si traduce nella possibilità di servire il mondo intero dal suo negozio.

Lo store è differente da ogni altro: è uno scrigno di tesori dell’alta moda maschile. A Galasso piace questa espressione, la quale, solitamente associata all’abbigliamento femminile, in questo contesto assume un significato concreto. È un concetto che ha appreso dall’amico di vecchia data Gianni Versace. “Andavo spesso con Gianni quando passava a trovare il suo fornitore di pellami, e se questi gli suggeriva una pelle più economica Gianni diceva sempre: “No, io voglio il meglio”, ricorda Galasso. Una lezione che lo stilista ha preso particolarmente a cuore, ossessionato com’è dalla qualità. “Non importa se occorre il triplo del tempo per confezionare una camicia, perché poi la indosserai per dieci anni e ti ricorderai del mio negozio”, afferma con sicurezza.

In un’epoca di moda massificata a buon mercato, dove i prezzi sono bassi e la qualità lo è ancora di più, il punto di vista di Galasso è in controtendenza. Tuttavia, lo stilista è convinto che realizzando capi della migliore qualità e dallo stile più trendy possibile vi saranno clienti attratti dall’unicità dei prodotti. Finora è stata una strategia di successo, presumibilmente perché mentre la qualità può necessitare di un certo tempo per manifestarsi, l’istinto di Galasso per lo stile è evidente a prima vista. Forse è nel suo sangue. Nato a Francavilla, in Puglia, dunque nell’estremo sud dell’Italia, Angelo Galasso è stato circondato fin da giovane dalle tradizioni sartoriali più profondamente radicate. Un piglio rimastogli crescendo, dato che ricorda con orrore: “Quando ero giovane, mio padre mi comperava giacche troppo grandi, perché durassero qualche anno. Un incubo!”

Pochi giovani hanno un feeling così forte con la perfezione estetica, e certamente non tutti riescono a farsi ispirare dalle proprie manie personali per creare un marchio di moda. Eppure è questo che ha fatto scoccare la scintilla per la nascita di Interno 8, la prima azienda di Galasso. “Ho un collo molto largo”, ammette, “così ho iniziato a disegnare una camicia che potesse nasconderlo, e altri l’hanno apprezzata.” Una sintesi concisa della perfetta fashion story di successo. Non è stato necessario ricorrere a nessun tipo di vendita aggressiva, anzi: senza volerlo, Galasso aveva disegnato una camicia in grado di conquistare un’enorme popolarità. L’elemento unificante della sua carriera nella moda è rappresentato proprio dalle sue camicie. Dotate di un collo alto e provviste di un complesso metodo per tenere in forma il colletto anche quando viene lasciato aperto (il segreto è l’utilizzo di quattro sostegni per colletti), le camicie sono divenute il simbolo di un certo tipo di uomo e di un certo stile di vita, specialmente considerando che la celebre “polso-orologio” era ispirata al modo in cui Gianni Agnelli, il grande industriale italiano, indossava l’orologio sopra la manica della camicia.

Galasso ha una vera passione per le camicie e ama dilungarsi illustrando i dettagli che le contraddistinguono, quali i fazzoletti antistrappo, i bottoni di cristallo e madreperla, le cuciture sovrapposte, la cucitura con ago singolo e persino quanti punti vi sono in un centimetro. Continua riferendo delle difficoltà che incontra cercando di persuadere i camiciai italiani a introdurre questi particolari, molti dei quali sono ormai relegati al passato, e di come tutto il lavoro sia svolto a mano. La sua attenzione al dettaglio e l’incessante ricerca dell’eccellenza le descrive come “maniacali”, ed è difficile dargli torto. Ci spiega tutto questo perché vuole che gli uomini comprendano che cosa hanno in mano quando acquistano una delle sue camicie, ma così facendo quasi trascura il motivo che li porta a entrare nel suo negozio. E cioè il loro desiderio di indossare una camicia che porti le sue iniziali, AG, e l’originale logo con il dragone, per acquistare un’immagine sicura contraddistinta da ricercatezza, glamour e successo internazionale. Il collo dritto definisce il look di Galasso. Ovviamente non finisce tutto con le camicie. Questo semmai è il punto di partenza da cui i clienti passano a scegliere un altro capo made in Italy, come jeans, scarpe, cinture, abiti e giacche. Ogni pezzo è impregnato dell’interesse estremo di Galasso per i dettagli, che va ben oltre il processo di produzione fino a includere ornamenti di lusso, quali tasche in pelle d’anguilla, bottoni dorati, cuciture nastrate e applicazioni in pelle di serpente. Egli descrive il suo stile come “classico finalizzato da un piccolo tocco di eccentricità”. Sarà anche un piccolo tocco, ma la strada percorsa da Galasso per realizzarlo è stata davvero tanta.

Privat Air – Autunno 2011
Angelo Galasso persegue la sua missione di cambiare il modo di vestire degli uomini più ricchi del mondo. Rory Ross incontra l’antidoto italiano a Savile Row.
Mi aggiro all’interno della boutique di moda maschile di Angelo Galasso, lo stilista italiano.
Sono circondato da mensole e scaffali risplendenti di camicie dai colori vivaci, giacche, pantaloni e cinture. Non ho mai visto tanti capi sfarzosi stipati tutti insieme in una stanza. Ovunque volga lo sguardo questo si posa su un articolo divertente, un tessuto eccentrico, un capo dal taglio audace. Dimenticate lo stile noioso del classico guardaroba da colletto bianco. Galasso punta rigorosamente a un look che parla di soldi, che dice “Guardatemi, sono arrivato (ma non ho la minima idea di come vestire)”. I capi di Galasso sono per uomini che ieri non sapevano cosa fosse davvero un abito perché non potevano permetterselo ma oggi, diventati improvvisamente straricchi, possono permettersi anche la luna e vogliono che tutto il mondo lo sappia. Se siete un nuovo oligarca e volete un abbigliamento che lo metta in luce, venite da Angelo Galasso.
In fondo al negozio c’è un piccolo bar con una macchina del caffè, un frigorifero e bicchieri da cocktail. “Non considero il mio negozio un negozio”, dice Galasso, “per me è una casa. L’idea è quella di sedersi, bere qualcosa, mettersi a proprio agio e poi guardare i vestiti. Agli uomini piace stare comodi. Sotto questo aspetto sono più egocentrici delle donne.”
Il mio sguardo si posa su una pelle di caimano intera, dipinta con frivolezza in toni arcobaleno e stesa sul tavolino da caffè che ho di fronte. Un elemento di arredo? Uno spunto di conversazione? Qualcosa su cui servire gli stuzzichini? “Serve a far capire ai clienti dove possiamo arrivare con gli abiti su misura”, dice Galasso. Mi sorprende che altri negozi di abbigliamento maschile non usino pelli di caimano nel loro campionario.
Galasso viene dalla Puglia, il tacco dello stivale italiano. I suoi vestiti sono italiani doc per ispirazione, taglio, stile e produzione. Lo stilista ha un solo negozio, quello in cui mi trovo ora, vicino ai grandi magazzini Harrods in Knightsbridge, a Londra. Siamo lontani centinaia di chilometri dalla frontiera italiana, e più di un chilometro e mezzo da Savile Row e Jermyn Street, le tradizionali arterie della moda maschile. La boutique di Knightsbridge è solo l’apripista di un ambizioso quartetto di negozi, con prossime aperture a Mosca, Milano e New York. Quando apriranno? “Entro novembre 2011. È una scadenza molto stretta per creare un brand mondiale. Un quinto negozio a Parigi completerà il quadro”. In seguito, Galasso pensa di espandersi dando il marchio in licenza. Varie marche di lusso internazionali, a partire da Mulberry, prosperano soprattutto grazie alla domanda asiatica. Perciò il fatto che Galasso punti sull’Europa e l’America, proprio ora, sembra un atto di coraggio. Forse i paperoni mondiali aspirano a vestire come italiani del sud? Chissà… forse entrano in gioco anche altri programmi di business?
Galasso risponderebbe che il suo mercato naturale copre il mondo intero, come un’epidermide insensibile alle crisi locali, ai ribassi del mercato e alla recessione. “Molti miliardari, di nuova e vecchia data, vogliono mostrare agli altri la loro opulenza”, si limita a dire. “Con i miei vestiti possono farlo grazie alle cuciture rifinite e la cura dei dettagli, le asole dei bottoni, la concia della pelle.”
Galasso prende un paio di jeans bianchi. “Guardi questo ricamo.” I jeans sono fatti a mano con un tessuto misto di seta e cotone, scaglie d’ambra e squame di pitone. Che Galasso ce l’abbia con i rettili? Prezzo: 2100 sterline. Come straordinario esempio di kitsch miliardario, questo articolo ha tutte le caratteristiche confacenti al mercato del lusso: dà nell’occhio, è costoso, anti-ambientalista e non sostenibile, decisamente inquietante. Per un inglese cresciuto con l’idea che l’uomo più elegante è quello che dà meno nell’occhio, Galasso sembra predicare l’eresia. Stravolge il mio modo di pensare, provocandomi un certo shock culturale. I pantaloni intarsiati di pitone magari si potrebbero indossare in una discoteca di… forse di Almaty, in un impeto di follia. “Sono un’opera d’arte”, dice Galasso imperturbabile. “I miei clienti apprezzano lo stile, l’estro, la qualità. La qualità dev’essere sempre al top.”
Galasso, sui cinquantacinque anni, indossa una delle sue giacche – dalla struttura particolare, allo stesso tempo ampia e stretta – e un paio di jeans chiusi sul davanti con quella che sembra una fila di bottoni di lapislazzuli con il suo monogramma inciso. Ma la caratteristica più evidente dello stilista è la sua personalità prorompente, che riflette in pieno il repertorio dei tratti convenzionalmente attribuiti al maschio italiano meridionale: il fascino, la leggera impazienza, una vena umoristica e una tranquilla indifferenza, come se non potesse importargliene meno di te, o forse sì ma solo se si sforzasse a fondo. Se devi vendere jeans in misto seta con ricamo di pitone per 2100 sterline a botta, il genere di fiducia blasé di Galasso è proprio quello che ti serve. Sospetto, però, che gran parte di questa sua immagine pubblica sia una sorta di spacconeria dietro cui cela parti di sé che le stravaganze del business della moda hanno indurito o ammorbidito.
Galasso prende una camicia, il capo principe della sua collezione. Non c’è una cucitura o un solo dettaglio che non sia stato studiato in modo “maniacale”. I colletti vengono rinforzati con linguette e fermati con bottoni nascosti in modo da restare in forma anche quando la camicia è portata senza cravatta. Ogni camicia è ornata con un monogramma AG ricamato a mano. “Questa racchiude l’insieme di storia, tradizione e idee innovative da cui nasce l’evoluzione”, dice Galasso. “Indossavo una camicia del genere quando ero un ragazzo, in Italia. Vicino al mio paese si trovava un calzolaio, a sei chilometri di distanza uno specialista di jeans e a tre chilometri un sarto. Ho raccolto tutte le loro idee e le ho sviluppate autonomamente.”
Mi mostra i particolari di altre camicie, la cucitura (“La maggior parte delle sartorie mette sette punti per centimetro. Io ne uso dieci, così la cucitura sembra una linea continua”), il profilo, le ribattiture sui fianchi, i variegati bottoni di madreperla, le spalle tagliate e cucite con intorno un leggero plissé. Una camicia sul davanti è tutta ornata da una lunga frangia che ricorda la camicia di un giocatore di snooker; un’altra ha bottoni di cristalli di Swarovski. “Tutti i miei capi di abbigliamento sono realizzati in Italia. Non riuscirei a ottenere abiti così da nessun’altra parte. Sono articoli che richiedono sapienza. Ogni volta che sono costretto a cambiare fabbrica è una tragedia.”
Infine Galasso tira fuori il suo piatto forte: il “polso-orologio”, un’invenzione che permette di tenere l’orologio fuori dal polsino. “Ci sono uomini che spendono milioni per l’orologio e vogliono mostrarlo”, dice, “dopo aver studiato diversi sistemi per renderlo possibile ho ideato il polso-orologio. Un anno dopo mio figlio mi ha detto: “Papà, la tua camicia col polso- orologio si trova al Museo del design di Londra.”
Galasso si è ispirato a Gianni Agnelli, il compianto presidente della Fiat, che a volte indossava l’orologio sulla manica della giacca, come un laccio emostatico. “Un’icona e un creatore di tendenza”, lo definisce Galasso, “non poteva neanche andare al gabinetto senza essere imitato”. Agnelli era convinto che un uomo potesse portare tutto quel che voleva, purché fosse fatto a mano e di prima qualità. Forse Galasso è uno dei pochi uomini italiani abbastanza coraggiosi da emulare Agnelli, che era capace di portare gli stivali sui completi eleganti. Inizio ad apprezzare l’adagio secondo cui le regole sono fatte per essere infrante, e a pensare che dopotutto il gentleman inglese non è l’unica icona di stile nel vestire. “Ho regalato ad Agnelli una delle mie camicie”, dice Galasso, “mi ha detto ‘Grazie ma preferisco il mio vecchio sistema’”. Recentemente ne ho dato una a Lapo Elkann, il nipote di Agnelli. Così la sua eredità è completa.”
La filosofia di Galasso è fedele alla “tradizione italiana dell’abbigliamento maschile di lusso, al taglio napoletano, alla scelta del tessuto e ai metodi di produzione tradizionali. Applichiamo la stessa filosofia e lo stesso sistema a ogni articolo. Poi ogni volta aggiungiamo un tocco originale, un’evoluzione”.
Il taglio napoletano? Le giacche sono confezionate con un’imbottitura, e un sostegno, inesistenti o minimi. Delle spalline morbide scendono naturalmente sulle spalle. Il tessuto è leggero, simile a quello delle camicie.
La spalla è tagliata un po’ più larga all’attaccatura rispetto al giromanica, per essere pieghettata durante la cucitura. Ciò consente di muoversi liberamente.
“Alcune zone di Napoli potrebbero trovarsi a Beirut”, dice Galasso, “ma alcuni napoletani, una rosa ristretta, rappresentano gli uomini più eleganti del mondo, paragonabili agli inglesi. Si vedono bambini di sei anni con il fazzoletto nel taschino e camicie in giro inglese, un tessuto dall’intreccio rado e trasparente, simile a una Garza.
Galasso ha iniziato la carriera nell’abbigliamento maschile mentre lavorava in una banca. Si faceva le camicie da sé. Quando i colleghi hanno cominciato a chiedergli di vendergliele, ha messo in piedi la sua attività e successivamente fondato una linea di moda maschile chiamata “Interno 8”. Nel 1990 “Interno 8” contava 90 negozi in Italia e in Gran Bretagna, che realizzavano oltre “12 miliardi di lire”. Galasso voleva vendere ma al tempo stesso restare il direttore creativo e sviluppare un marchio col suo nome, però la cosa non funzionò. Quando Flavio Briatore, l’ex patron della Formula 1, gli ha proposto di metter su il brand Billionaire Couture, lo stilista ha accettato subito. L’associazione con Briatore ha portato all’apertura di 20 negozi finché il loro rapporto non si è guastato e sono entrati in causa. Il giudizio è ancora pendente; nel frattempo Galasso è andato avanti e ha creato un proprio marchio.
“La moda è molto complicata”, dice, “funziona se c’è dietro una formula, un’anima e una filosofia. Ma se uno di questi elementi viene meno, il marchio a lungo termine declinerà. Dietro ogni nome dev’esserci un burattinaio. Oggi la produzione di Interno 8 è quasi a zero.” Nella maggior parte delle aziende di moda di successo c’è un socio commerciale brillante quanto il socio creativo. Quello che Galasso chiama “black brain”, una sorta di eminenza grigia: Giancarlo Giammetti per Valentino Garavani; Santo Versace per Gianni Versace; Pierre Berge per Yves Saint Laurent; Domenico De Sole per Tom Ford. Galasso ha il sostegno di sua moglie Carlotta, ma la sua eminenza grigia, colui che lo catapulterà sul palcoscenico mondiale, è Alex Altushkin, 23 anni, il cui pane quotidiano sono le miniere di metalli vili in Russia. “Russi e italiani si somigliano”, dice Galasso, “ma gli italiani sono timorosi, i russi no.”
“Mio padre era un cliente del Billionaire quando ha incontrato Angelo”, dice Altushkin. “Ci siamo visti e abbiamo discusso delle prospettive. Ci è sembrato un buon affare investire e cominciare da zero”. Altushkin si è fatto le ossa negli affari dall’età di 17 anni, con la compravendita di azioni e collaborando all’azienda di famiglia. La strategia di gestione del rischio che ha adottato ha permesso all’impresa di superare indenne la crisi finanziaria. “Quando ho visto il marchio Billionaire per la prima volta da Harrods, ho pensato a cosa si dovesse provare a possedere un brand come quello. Il mio background in fatto di economia mi ha aiutato. I mercati finanziari sono supremi livellatori. Ti insegnano a sviluppare il tuo modo di pensare. Il mio approccio all’economia è in grande. Ma avendo lavorato nell’impresa di famiglia riesco ad adottare un approccio di microeconomia nel valutare i progetti. Questa combinazione è un punto forte. Non entro mai su un mercato se non ho un “vantaggio statistico”. Angelo è il mio vantaggio statistico in questo caso. Nessun altro stilista è altrettanto innovativo.”
Ho lasciato il negozio ammiraglio di Galasso ponendomi due domande: Galasso riuscirà a trasformare i suoi abiti in tendenza e Altushkin riuscirà a trasformare i metalli vili in oro? Non vedo l’ora di scoprirlo.

Privat Air – Autunno 2011

Angelo Galasso persegue la sua missione di cambiare il modo di vestire degli uomini più ricchi del mondo. Rory Ross incontra l’antidoto italiano a Savile Row.

Mi aggiro all’interno della boutique di moda maschile di Angelo Galasso, lo stilista italiano.

Sono circondato da mensole e scaffali risplendenti di camicie dai colori vivaci, giacche, pantaloni e cinture. Non ho mai visto tanti capi sfarzosi stipati tutti insieme in una stanza. Ovunque volga lo sguardo questo si posa su un articolo divertente, un tessuto eccentrico, un capo dal taglio audace. Dimenticate lo stile noioso del classico guardaroba da colletto bianco. Galasso punta rigorosamente a un look che parla di soldi, che dice “Guardatemi, sono arrivato (ma non ho la minima idea di come vestire)”. I capi di Galasso sono per uomini che ieri non sapevano cosa fosse davvero un abito perché non potevano permetterselo ma oggi, diventati improvvisamente straricchi, possono permettersi anche la luna e vogliono che tutto il mondo lo sappia. Se siete un nuovo oligarca e volete un abbigliamento che lo metta in luce, venite da Angelo Galasso.

In fondo al negozio c’è un piccolo bar con una macchina del caffè, un frigorifero e bicchieri da cocktail. “Non considero il mio negozio un negozio”, dice Galasso, “per me è una casa. L’idea è quella di sedersi, bere qualcosa, mettersi a proprio agio e poi guardare i vestiti. Agli uomini piace stare comodi. Sotto questo aspetto sono più egocentrici delle donne.”

Il mio sguardo si posa su una pelle di caimano intera, dipinta con frivolezza in toni arcobaleno e stesa sul tavolino da caffè che ho di fronte. Un elemento di arredo? Uno spunto di conversazione? Qualcosa su cui servire gli stuzzichini? “Serve a far capire ai clienti dove possiamo arrivare con gli abiti su misura”, dice Galasso. Mi sorprende che altri negozi di abbigliamento maschile non usino pelli di caimano nel loro campionario.

Galasso viene dalla Puglia, il tacco dello stivale italiano. I suoi vestiti sono italiani doc per ispirazione, taglio, stile e produzione. Lo stilista ha un solo negozio, quello in cui mi trovo ora, vicino ai grandi magazzini Harrods in Knightsbridge, a Londra. Siamo lontani centinaia di chilometri dalla frontiera italiana, e più di un chilometro e mezzo da Savile Row e Jermyn Street, le tradizionali arterie della moda maschile. La boutique di Knightsbridge è solo l’apripista di un ambizioso quartetto di negozi, con prossime aperture a Mosca, Milano e New York. Quando apriranno? “Entro novembre 2011. È una scadenza molto stretta per creare un brand mondiale. Un quinto negozio a Parigi completerà il quadro”. In seguito, Galasso pensa di espandersi dando il marchio in licenza. Varie marche di lusso internazionali, a partire da Mulberry, prosperano soprattutto grazie alla domanda asiatica. Perciò il fatto che Galasso punti sull’Europa e l’America, proprio ora, sembra un atto di coraggio. Forse i paperoni mondiali aspirano a vestire come italiani del sud? Chissà… forse entrano in gioco anche altri programmi di business?

Galasso risponderebbe che il suo mercato naturale copre il mondo intero, come un’epidermide insensibile alle crisi locali, ai ribassi del mercato e alla recessione. “Molti miliardari, di nuova e vecchia data, vogliono mostrare agli altri la loro opulenza”, si limita a dire. “Con i miei vestiti possono farlo grazie alle cuciture rifinite e la cura dei dettagli, le asole dei bottoni, la concia della pelle.”

Galasso prende un paio di jeans bianchi. “Guardi questo ricamo.” I jeans sono fatti a mano con un tessuto misto di seta e cotone, scaglie d’ambra e squame di pitone. Che Galasso ce l’abbia con i rettili? Prezzo: 2100 sterline. Come straordinario esempio di kitsch miliardario, questo articolo ha tutte le caratteristiche confacenti al mercato del lusso: dà nell’occhio, è costoso, anti-ambientalista e non sostenibile, decisamente inquietante. Per un inglese cresciuto con l’idea che l’uomo più elegante è quello che dà meno nell’occhio, Galasso sembra predicare l’eresia. Stravolge il mio modo di pensare, provocandomi un certo shock culturale. I pantaloni intarsiati di pitone magari si potrebbero indossare in una discoteca di… forse di Almaty, in un impeto di follia. “Sono un’opera d’arte”, dice Galasso imperturbabile. “I miei clienti apprezzano lo stile, l’estro, la qualità. La qualità dev’essere sempre al top.”

Galasso, sui cinquantacinque anni, indossa una delle sue giacche – dalla struttura particolare, allo stesso tempo ampia e stretta – e un paio di jeans chiusi sul davanti con quella che sembra una fila di bottoni di lapislazzuli con il suo monogramma inciso. Ma la caratteristica più evidente dello stilista è la sua personalità prorompente, che riflette in pieno il repertorio dei tratti convenzionalmente attribuiti al maschio italiano meridionale: il fascino, la leggera impazienza, una vena umoristica e una tranquilla indifferenza, come se non potesse importargliene meno di te, o forse sì ma solo se si sforzasse a fondo. Se devi vendere jeans in misto seta con ricamo di pitone per 2100 sterline a botta, il genere di fiducia blasé di Galasso è proprio quello che ti serve. Sospetto, però, che gran parte di questa sua immagine pubblica sia una sorta di spacconeria dietro cui cela parti di sé che le stravaganze del business della moda hanno indurito o ammorbidito.

Galasso prende una camicia, il capo principe della sua collezione. Non c’è una cucitura o un solo dettaglio che non sia stato studiato in modo “maniacale”. I colletti vengono rinforzati con linguette e fermati con bottoni nascosti in modo da restare in forma anche quando la camicia è portata senza cravatta. Ogni camicia è ornata con un monogramma AG ricamato a mano. “Questa racchiude l’insieme di storia, tradizione e idee innovative da cui nasce l’evoluzione”, dice Galasso. “Indossavo una camicia del genere quando ero un ragazzo, in Italia. Vicino al mio paese si trovava un calzolaio, a sei chilometri di distanza uno specialista di jeans e a tre chilometri un sarto. Ho raccolto tutte le loro idee e le ho sviluppate autonomamente.”

Mi mostra i particolari di altre camicie, la cucitura (“La maggior parte delle sartorie mette sette punti per centimetro. Io ne uso dieci, così la cucitura sembra una linea continua”), il profilo, le ribattiture sui fianchi, i variegati bottoni di madreperla, le spalle tagliate e cucite con intorno un leggero plissé. Una camicia sul davanti è tutta ornata da una lunga frangia che ricorda la camicia di un giocatore di snooker; un’altra ha bottoni di cristalli di Swarovski. “Tutti i miei capi di abbigliamento sono realizzati in Italia. Non riuscirei a ottenere abiti così da nessun’altra parte. Sono articoli che richiedono sapienza. Ogni volta che sono costretto a cambiare fabbrica è una tragedia.”

Infine Galasso tira fuori il suo piatto forte: il “polso-orologio”, un’invenzione che permette di tenere l’orologio fuori dal polsino. “Ci sono uomini che spendono milioni per l’orologio e vogliono mostrarlo”, dice, “dopo aver studiato diversi sistemi per renderlo possibile ho ideato il polso-orologio. Un anno dopo mio figlio mi ha detto: “Papà, la tua camicia col polso- orologio si trova al Museo del design di Londra.”

Galasso si è ispirato a Gianni Agnelli, il compianto presidente della Fiat, che a volte indossava l’orologio sulla manica della giacca, come un laccio emostatico. “Un’icona e un creatore di tendenza”, lo definisce Galasso, “non poteva neanche andare al gabinetto senza essere imitato”. Agnelli era convinto che un uomo potesse portare tutto quel che voleva, purché fosse fatto a mano e di prima qualità. Forse Galasso è uno dei pochi uomini italiani abbastanza coraggiosi da emulare Agnelli, che era capace di portare gli stivali sui completi eleganti. Inizio ad apprezzare l’adagio secondo cui le regole sono fatte per essere infrante, e a pensare che dopotutto il gentleman inglese non è l’unica icona di stile nel vestire. “Ho regalato ad Agnelli una delle mie camicie”, dice Galasso, “mi ha detto ‘Grazie ma preferisco il mio vecchio sistema’”. Recentemente ne ho dato una a Lapo Elkann, il nipote di Agnelli. Così la sua eredità è completa.”

La filosofia di Galasso è fedele alla “tradizione italiana dell’abbigliamento maschile di lusso, al taglio napoletano, alla scelta del tessuto e ai metodi di produzione tradizionali. Applichiamo la stessa filosofia e lo stesso sistema a ogni articolo. Poi ogni volta aggiungiamo un tocco originale, un’evoluzione”.

Il taglio napoletano? Le giacche sono confezionate con un’imbottitura, e un sostegno, inesistenti o minimi. Delle spalline morbide scendono naturalmente sulle spalle. Il tessuto è leggero, simile a quello delle camicie.

La spalla è tagliata un po’ più larga all’attaccatura rispetto al giromanica, per essere pieghettata durante la cucitura. Ciò consente di muoversi liberamente.

“Alcune zone di Napoli potrebbero trovarsi a Beirut”, dice Galasso, “ma alcuni napoletani, una rosa ristretta, rappresentano gli uomini più eleganti del mondo, paragonabili agli inglesi. Si vedono bambini di sei anni con il fazzoletto nel taschino e camicie in giro inglese, un tessuto dall’intreccio rado e trasparente, simile a una Garza.

Galasso ha iniziato la carriera nell’abbigliamento maschile mentre lavorava in una banca. Si faceva le camicie da sé. Quando i colleghi hanno cominciato a chiedergli di vendergliele, ha messo in piedi la sua attività e successivamente fondato una linea di moda maschile chiamata “Interno 8”. Nel 1990 “Interno 8” contava 90 negozi in Italia e in Gran Bretagna, che realizzavano oltre “12 miliardi di lire”. Galasso voleva vendere ma al tempo stesso restare il direttore creativo e sviluppare un marchio col suo nome, però la cosa non funzionò. Quando Flavio Briatore, l’ex patron della Formula 1, gli ha proposto di metter su il brand Billionaire Couture, lo stilista ha accettato subito. L’associazione con Briatore ha portato all’apertura di 20 negozi finché il loro rapporto non si è guastato e sono entrati in causa. Il giudizio è ancora pendente; nel frattempo Galasso è andato avanti e ha creato un proprio marchio.

“La moda è molto complicata”, dice, “funziona se c’è dietro una formula, un’anima e una filosofia. Ma se uno di questi elementi viene meno, il marchio a lungo termine declinerà. Dietro ogni nome dev’esserci un burattinaio. Oggi la produzione di Interno 8 è quasi a zero.” Nella maggior parte delle aziende di moda di successo c’è un socio commerciale brillante quanto il socio creativo. Quello che Galasso chiama “black brain”, una sorta di eminenza grigia: Giancarlo Giammetti per Valentino Garavani; Santo Versace per Gianni Versace; Pierre Berge per Yves Saint Laurent; Domenico De Sole per Tom Ford. Galasso ha il sostegno di sua moglie Carlotta, ma la sua eminenza grigia, colui che lo catapulterà sul palcoscenico mondiale, è Alex Altushkin, 23 anni, il cui pane quotidiano sono le miniere di metalli vili in Russia. “Russi e italiani si somigliano”, dice Galasso, “ma gli italiani sono timorosi, i russi no.”

“Mio padre era un cliente del Billionaire quando ha incontrato Angelo”, dice Altushkin. “Ci siamo visti e abbiamo discusso delle prospettive. Ci è sembrato un buon affare investire e cominciare da zero”. Altushkin si è fatto le ossa negli affari dall’età di 17 anni, con la compravendita di azioni e collaborando all’azienda di famiglia. La strategia di gestione del rischio che ha adottato ha permesso all’impresa di superare indenne la crisi finanziaria. “Quando ho visto il marchio Billionaire per la prima volta da Harrods, ho pensato a cosa si dovesse provare a possedere un brand come quello. Il mio background in fatto di economia mi ha aiutato. I mercati finanziari sono supremi livellatori. Ti insegnano a sviluppare il tuo modo di pensare. Il mio approccio all’economia è in grande. Ma avendo lavorato nell’impresa di famiglia riesco ad adottare un approccio di microeconomia nel valutare i progetti. Questa combinazione è un punto forte. Non entro mai su un mercato se non ho un “vantaggio statistico”. Angelo è il mio vantaggio statistico in questo caso. Nessun altro stilista è altrettanto innovativo.”

Ho lasciato il negozio ammiraglio di Galasso ponendomi due domande: Galasso riuscirà a trasformare i suoi abiti in tendenza e Altushkin riuscirà a trasformare i metalli vili in oro? Non vedo l’ora di scoprirlo.

THE PLAYER - 2010
La carriera di Angelo Galasso, stilista e imprenditore, ha inizio in un appartamento di Roma. Gli ampi colletti, i dettagli originali e l’inconfondibile recupero della tradizione hanno fatto di Angelo Galasso e del marchio Interno 8 uno dei nomi più altisonanti della moda italiana.
Dopo aver creato la Billionaire Italian Couture insieme a Flavio Briatore, Angelo Galasso è tornato sulle scene con un marchio tutto suo. Definito dal Financial Times “il creatore di immagini più fantasiose di questa generazione” e onorato del privilegio di esporre la sua celebre camicia “polso-orologio” presso il Design Museum di Londra, Angelo Galasso ha da poco inaugurato il suo primo negozio monomarca a Knightsbridge, la zona più trendy della capitale britannica.
Con Galasso è tutta una questione di stile, da lui definito come una scelta e un’attitudine. “La perfezione sartoriale dell’abito, i dettagli originali, un tocco di colore e gli accessori fanno sì che l’uomo vada oltre il look classico, raggiungendo l’eleganza senza alcuno sforzo”, commenta lo stilista.
La collezione è da lui definita “Tradizione in Evoluzione”, una filosofia che si sposa con tutti i capi creati. Tessuti pregiati usati in un look più sportivo e dettagli originali sono aggiunti ad una tenuta formale. Angelo Galasso è la risposta alle alte aspettative dell’uomo moderno in termini di qualità, design e immagine.
Cresciuto in Puglia, Galasso sviluppa in giovane età la sua passione per il design e la moda. Mentre ancora opera nella finanza, potenzia il suo lato creativo iniziando a disegnare vestiti con uno stile unico. Angelo si occupava di banking: un banchiere che disegnava e confezionava da sé i propri vestiti! Un giorno conclude che contare soldi sia molto meno divertente che cucire e, 15 anni più tardi, è proprietario di 70 negozi sparsi in tutta Italia.
“Lavoravo come funzionario di banca a Roma e tutto iniziò con un collega che mi chiese di confezionargli una camicia come quella che avevo realizzato per me stesso. Poi passò alle scarpe e così via. Altre persone iniziarono a chiedermi la stessa cosa, così pensai che sarebbe stata una buona idea prendermi il tempo per occuparmene a dovere. All’inizio non avevo negozi, ma disponevo di quindici donne che andavano in giro a visitare i professionisti. Il loro compito era quello di prendere le misure e poi di consegnare loro i capi d’abbigliamento, tutti confezionati su misura. L’attività si espanse e così aprii il mio primo negozio”, spiega.
Nel 1990 Galasso inaugura a Roma il primo negozio Interno 8, con una collezione uomo di grande effetto. Ben presto, Interno 8 si trasforma in una rete di franchising con punti vendita in tutta Italia. Interno 8 prende il nome dal numero civico del suo atelier romano da dove tutto ebbe inizio. Le sue camicie dalle finiture speciali, i suoi colli alti e i fantasiosi dettagli di rara eleganza diventano il suo tratto inconfondibile. Non passa molto tempo dalla decisione di dedicarsi completamente alla moda e così all’inevitabile affermazione nel settore.
Nel 2000, Angelo Galasso decide di espandersi sul mercato internazionale e sceglie Londra, capitale dello stile e delle nuove tendenze, quale piattaforma di lancio. Determinato a incantare la città con i suoi dettagli originali, Galasso e le sue creazioni iniziano ben presto ad attirare una clientela cosmopolita e all’avanguardia. Nell’élite dei clienti internazionali, figurano personaggi del calibro di Sir Paul McCartney, Roger Moore e suo figlio Geoffrey, il Re di Giordania Abdullah, David Beckham, Michael Caine, Simon e Yasmine Le Bon, Rod Stewart, Puff Daddy, Jay-Z e Beyoncé, solo per citarne alcuni.
Nel 2005, Galasso lancia il suo primo marchio di alta moda, la celebre Billionaire Couture, che gli permette di affermarsi come uno dei designer di maggior talento sulla scena della moda maschile contemporanea, un tratto che continua a riflettersi attraverso la sua nuova impresa, la “Angelo Galasso”, lanciata a Knightsbridge, Londra, all’inizio del 2010. Angelo racconta: “Flavio Briatore all’inizio era un mio cliente. In seguito capimmo che poteva esserci una nicchia di mercato, un’opportunità per un’azienda come la Billionaire Italian Couture. La Billionaire Italian Couture è la mia ultima collezione. La collaborazione con Flavio si è interrotta, così ho dato vita al mio brand. Ho dovuto decidere se legare il mio nome alla Billionaire Italian Couture oppure vedere il mio nome sull’insegna dei negozi”, continua Angelo.
La collezione P/E 10 di Angelo Galasso
La linea UOMO comprende un’ampia gamma di abiti prêt-à-porter dal taglio classico e una maglieria raffinata e ricercata. Le camicie firmate Galasso fanno sfoggio di stili e tessuti diversi, mentre gli accessori, dalle scarpe alle cinture fino alle valigie, sono il frutto dell’esperienza artigiana sbocciato all’interno di laboratori piccoli ed esclusivi. Ispirata dalla “libertà di scatenare la propria creatività”, la collezione primavera-estate 2010 contempla balze, motivi aztechi, cerniere vistose e originali bottoni sovradimensionati, ma anche vivaci combinazioni di colori e materiali nei punti, nelle fodere e nei dettagli. La linea UOMO è completata da “DONNA GALASSO”, una capsule collection fatta di blazer impeccabili e squisite camicie in tagli classici e femminili. GUAPPO GALASSO, la linea per i più piccoli, riproduce fedelmente alcuni dei look classici della linea UOMO principale.
Su un altro livello è invece “Su Misura”, un servizio veramente personalizzato e di particolare importanza per la Angelo Galasso, dove il concetto del tailor-made si applica non solo all’abbigliamento, ma anche ai singoli accessori. Dagli orologi da polso alle fibbie delle cinture, la possibilità di incorporare le iniziali o i dettagli preferiti del cliente permette di ottenere tutta l’unicità e l’esclusività dello stile Galasso.
Lo stilista commenta: “La moda è strettamente legata al clima. Quando torno in Italia, è normale indossare qualcosa di più colorato. Ogni giorno splende il sole, anche se fa freddo. L’idea dei polsini fatti apposta per mettere in mostra l’orologio mi è venuta da Gianni Agnelli, ex presidente della Fiat. Gianni era solito indossare l’orologio sopra il polsino. In Italia era visto come un’icona. Se Agnelli si fosse messo gli occhiali in testa, tutti avrebbero iniziato a portare gli occhiali in testa, ma l’aspetto interessante per me, ciò che non riuscivo a comprendere, era il motivo per cui non si creassero articoli di tendenza e pratici allo stesso tempo. Ci sono persone che spendono una fortuna in orologi, e tuttavia l’orologio rimane sempre sotto al polsino. Se li comprano, è per metterli in mostra, quindi facciamo in modo che possano farlo. È così che ho creato il polso-orologio, diventato molto popolare tra gli italiani.
Al giorno d’oggi, gli uomini pretendono di più delle donne, ma l’offerta nei loro confronti è insufficiente. Nelle spa vedo più uomini che donne. 25 anni fa ho lanciato l’idea dell’abbigliamento su misura, quando nessuno ancora lo faceva. Oggi lo fanno tutti, ma io sono stato uno dei primi e le persone ti guardano in una certa maniera, quando sei il primo”.

THE PLAYER - 2010

La carriera di Angelo Galasso, stilista e imprenditore, ha inizio in un appartamento di Roma. Gli ampi colletti, i dettagli originali e l’inconfondibile recupero della tradizione hanno fatto di Angelo Galasso e del marchio Interno 8 uno dei nomi più altisonanti della moda italiana.

Dopo aver creato la Billionaire Italian Couture insieme a Flavio Briatore, Angelo Galasso è tornato sulle scene con un marchio tutto suo. Definito dal Financial Times “il creatore di immagini più fantasiose di questa generazione” e onorato del privilegio di esporre la sua celebre camicia “polso-orologio” presso il Design Museum di Londra, Angelo Galasso ha da poco inaugurato il suo primo negozio monomarca a Knightsbridge, la zona più trendy della capitale britannica.

Con Galasso è tutta una questione di stile, da lui definito come una scelta e un’attitudine. “La perfezione sartoriale dell’abito, i dettagli originali, un tocco di colore e gli accessori fanno sì che l’uomo vada oltre il look classico, raggiungendo l’eleganza senza alcuno sforzo”, commenta lo stilista.

La collezione è da lui definita “Tradizione in Evoluzione”, una filosofia che si sposa con tutti i capi creati. Tessuti pregiati usati in un look più sportivo e dettagli originali sono aggiunti ad una tenuta formale. Angelo Galasso è la risposta alle alte aspettative dell’uomo moderno in termini di qualità, design e immagine.

Cresciuto in Puglia, Galasso sviluppa in giovane età la sua passione per il design e la moda. Mentre ancora opera nella finanza, potenzia il suo lato creativo iniziando a disegnare vestiti con uno stile unico. Angelo si occupava di banking: un banchiere che disegnava e confezionava da sé i propri vestiti! Un giorno conclude che contare soldi sia molto meno divertente che cucire e, 15 anni più tardi, è proprietario di 70 negozi sparsi in tutta Italia.

“Lavoravo come funzionario di banca a Roma e tutto iniziò con un collega che mi chiese di confezionargli una camicia come quella che avevo realizzato per me stesso. Poi passò alle scarpe e così via. Altre persone iniziarono a chiedermi la stessa cosa, così pensai che sarebbe stata una buona idea prendermi il tempo per occuparmene a dovere. All’inizio non avevo negozi, ma disponevo di quindici donne che andavano in giro a visitare i professionisti. Il loro compito era quello di prendere le misure e poi di consegnare loro i capi d’abbigliamento, tutti confezionati su misura. L’attività si espanse e così aprii il mio primo negozio”, spiega.

Nel 1990 Galasso inaugura a Roma il primo negozio Interno 8, con una collezione uomo di grande effetto. Ben presto, Interno 8 si trasforma in una rete di franchising con punti vendita in tutta Italia. Interno 8 prende il nome dal numero civico del suo atelier romano da dove tutto ebbe inizio. Le sue camicie dalle finiture speciali, i suoi colli alti e i fantasiosi dettagli di rara eleganza diventano il suo tratto inconfondibile. Non passa molto tempo dalla decisione di dedicarsi completamente alla moda e così all’inevitabile affermazione nel settore.

Nel 2000, Angelo Galasso decide di espandersi sul mercato internazionale e sceglie Londra, capitale dello stile e delle nuove tendenze, quale piattaforma di lancio. Determinato a incantare la città con i suoi dettagli originali, Galasso e le sue creazioni iniziano ben presto ad attirare una clientela cosmopolita e all’avanguardia. Nell’élite dei clienti internazionali, figurano personaggi del calibro di Sir Paul McCartney, Roger Moore e suo figlio Geoffrey, il Re di Giordania Abdullah, David Beckham, Michael Caine, Simon e Yasmine Le Bon, Rod Stewart, Puff Daddy, Jay-Z e Beyoncé, solo per citarne alcuni.

Nel 2005, Galasso lancia il suo primo marchio di alta moda, la celebre Billionaire Couture, che gli permette di affermarsi come uno dei designer di maggior talento sulla scena della moda maschile contemporanea, un tratto che continua a riflettersi attraverso la sua nuova impresa, la “Angelo Galasso”, lanciata a Knightsbridge, Londra, all’inizio del 2010. Angelo racconta: “Flavio Briatore all’inizio era un mio cliente. In seguito capimmo che poteva esserci una nicchia di mercato, un’opportunità per un’azienda come la Billionaire Italian Couture. La Billionaire Italian Couture è la mia ultima collezione. La collaborazione con Flavio si è interrotta, così ho dato vita al mio brand. Ho dovuto decidere se legare il mio nome alla Billionaire Italian Couture oppure vedere il mio nome sull’insegna dei negozi”, continua Angelo.

La collezione P/E 10 di Angelo Galasso

La linea UOMO comprende un’ampia gamma di abiti prêt-à-porter dal taglio classico e una maglieria raffinata e ricercata. Le camicie firmate Galasso fanno sfoggio di stili e tessuti diversi, mentre gli accessori, dalle scarpe alle cinture fino alle valigie, sono il frutto dell’esperienza artigiana sbocciato all’interno di laboratori piccoli ed esclusivi. Ispirata dalla “libertà di scatenare la propria creatività”, la collezione primavera-estate 2010 contempla balze, motivi aztechi, cerniere vistose e originali bottoni sovradimensionati, ma anche vivaci combinazioni di colori e materiali nei punti, nelle fodere e nei dettagli. La linea UOMO è completata da “DONNA GALASSO”, una capsule collection fatta di blazer impeccabili e squisite camicie in tagli classici e femminili. GUAPPO GALASSO, la linea per i più piccoli, riproduce fedelmente alcuni dei look classici della linea UOMO principale.

Su un altro livello è invece “Su Misura”, un servizio veramente personalizzato e di particolare importanza per la Angelo Galasso, dove il concetto del tailor-made si applica non solo all’abbigliamento, ma anche ai singoli accessori. Dagli orologi da polso alle fibbie delle cinture, la possibilità di incorporare le iniziali o i dettagli preferiti del cliente permette di ottenere tutta l’unicità e l’esclusività dello stile Galasso.

Lo stilista commenta: “La moda è strettamente legata al clima. Quando torno in Italia, è normale indossare qualcosa di più colorato. Ogni giorno splende il sole, anche se fa freddo. L’idea dei polsini fatti apposta per mettere in mostra l’orologio mi è venuta da Gianni Agnelli, ex presidente della Fiat. Gianni era solito indossare l’orologio sopra il polsino. In Italia era visto come un’icona. Se Agnelli si fosse messo gli occhiali in testa, tutti avrebbero iniziato a portare gli occhiali in testa, ma l’aspetto interessante per me, ciò che non riuscivo a comprendere, era il motivo per cui non si creassero articoli di tendenza e pratici allo stesso tempo. Ci sono persone che spendono una fortuna in orologi, e tuttavia l’orologio rimane sempre sotto al polsino. Se li comprano, è per metterli in mostra, quindi facciamo in modo che possano farlo. È così che ho creato il polso-orologio, diventato molto popolare tra gli italiani.

Al giorno d’oggi, gli uomini pretendono di più delle donne, ma l’offerta nei loro confronti è insufficiente. Nelle spa vedo più uomini che donne. 25 anni fa ho lanciato l’idea dell’abbigliamento su misura, quando nessuno ancora lo faceva. Oggi lo fanno tutti, ma io sono stato uno dei primi e le persone ti guardano in una certa maniera, quando sei il primo”.

(Fonte: angelogalasso.com)

[if IE]>